Weekend: la recensione di Patrizia Passi.

8 Apr

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Hymn for the Weekend

Giorno 17 marzo duemilasedici. Col consueto ritardo che la Scienza perdona agli intelligenti – la Scienza, non io – parto per Roma, alla volta di due indirizzi diversi per cronologia di raggiungimento ma simili per radice culturale: cinema Savoy prima, e cinema Quattro Fontane poi. Terminata la Masterclass nella quale il mio amato Franco Battiato avrebbe presentato il suo ultimo documentario, “Attraversando il Bardo”, roba da chi si intende di prosiegui, mi sarei incamminata verso uno degli incroci più belli della città, giunti al quale, quattro fontane si guardano l’un l’altra dai quattro angoli. Il cinema, poco oltre l’incrocio, è uno dei migliori. Se esce qualcosa di degno, di ricercato, di censurato, il Quattro Fontane lo darà. Qualcosa di censurato? Esiste ancora la censura applicata alla cinematografia? Io e Cinzia, fedele Compagna di intelletto, arriviamo in via Quattro Fontane 23 poco prima delle 20. La proiezione sarebbe iniziata non troppo tempo dopo.

Chiediamo due biglietti per “Weekend” e ci accomodiamo nella sala 1. Pur essendo in programmazione già da un po’ di giorni, la pellicola continua a far riempire poltrone anche a luci spente e a silenzio calato. “Weekend” è un film del 2011, di un regista inglese dichiaratamente gay che si chiama Andrew Haigh, che lo ha girato in soli 17 giorni. È un film di una bellezza incontestabile, col quale Haigh riesce a imporre ad ogni organo di senso di chi guarda lo schermo la potenza dell’amore di due persone che si riconoscono. L’amore, che arriva nello spazio di due giorni e cambia il presente, il senso del passato, la direzione del futuro e la ragione delle scelte. L’amore, che impone se stesso sopra ogni cosa.

Questo film è una perla assoluta di realtà, una delle migliori espressioni del concetto di autenticità che le arti abbiano prodotto.
Il primo aggettivo che ho usato per definirlo, a caldo, è stato proprio questo: autentico. Le cose, nella vita non sceneggiata, vanno esattamente come Haigh ha messo in scena. Autenticità, cara autenticità. Troppo spesso dimenticata, se guardiamo agli incassi di vampiri che sposano ex licantrope dubbiamente mortali a seconda della stagione, troppo spesso spaventosa se la cultura, quando viene strumentalizzata, ci insegna a nascondere l’umanità sotto al tappeto. Quando è troppa, l’autenticità, è meglio tenerla a bada. “Weekend”, accidenti, ne ha davvero tanta.

E dev’esser stata colpa di tutta questa autenticità se sono stata obbligata a percorrere almeno 100 km per vedere questo film. Sottolineo “almeno”, perché in fondo io sono fortunata. Non vivo poi così lontana da Roma e posso arrivarci facilmente. E se avessi voluto vederlo ma fossi stata di Giarre? Oppure campana? Avrei dovuto avere la disponibilità economica nonché il tempo per lasciare la mia terra ed arrivare, nella ipotesi meno peggiore, al Quattro Fontane. Oppure avrei dovuto lasciar perdere. O, altrimenti, indignarmi e pretendere di avere questo film in ogni singolo cinema del Centro e del Sud Italia. La sala 1 del cinema Quattro Fontane è stata la sola sala romana a proiettare, cinque anni dopo che è uscito, il capolavoro di veridicità che è “Weekend”. Ma c’è di più. La sala 1 del Quattro Fontane è stata la sola sala cinematografica più a Sud di Bologna ad averlo in programmazione. È arrivato un momento, nella vita di Andrew Haigh, nel quale si è sentito dire che il suo film, in Italia, sarebbe stato proiettato in sole DIECI sale. La Teodora Film, la casa indipendente che a partire dal 10 marzo ha distribuito “Weekend” in Italia, e che è la stessa che nel 2014 ha distribuito “Pride”, già dimostrando una ostinata intelligenza, ha potuto lavorare in sole DIECI sale, un po’, spiega, per i troppi titoli usciti in quel periodo, un po’ per via del… Dieci sale? Scusate l’abuso del maiuscolo e la reiterazione, ma il numero è sconcertante. Ad ogni modo, le dieci dissidenti meritano tutti i miei complimenti.

Dunque complimenti, Cinema Odeon di Bologna, Cinema Filmstudio 7B di Modena, Cinema Jolly di Reggio Emilia, Cinema Edison di Parma, Cinema City di Genova, Cinema Romano di Torino, Cinema Giorgione Multisala di Venezia, SpazioCinema Apollo di Milano, Cinema Ariston di Trieste, e naturalmente complimenti a te, Quattro Fontane di Roma! Sono loro ad esser state le sole, all’inizio, a non piegarsi al potere di chi le redini della censura le porta ancora in mano, ben salde, e le tira alla bisogna. Redini di una censura che, nel 2016, eccome se CEI! Si tenta di non darlo a vedere perché, a parte i circuiti cinematografici gestiti dalla Chiesa, quelli laici hanno tutti la libertà di fare come vogliono, per le loro programmazioni, e non sono obbligati a seguire il parere della Commissione Nazionale per la Valutazione dei Film della Conferenza Episcopale Italiana. Però, insomma, quantunque i gradi di laicità oscillino lungo un continuum che va dalle dieci dissidenti alle xmila caute pecorelle non praticanti ma credenti, si vede che conta di più, per i più, non discordare da Santa Mamy Church, o perlomeno starla a sentire. In caso contrario, questo film lo avrebbero dato tutti. Sì, magari è un film un po’ di nicchia, anche se non riesco a capire perché, e quindi si rischia che lo si inserisca in qualche rassegna d’essai, ma com’è possibile che solo dieci sale italiane, essai o non essai, abbiano sentito l’urgenza di proiettarlo subito? Forse perché di un film giudicato “Sconsigliato – Non utilizzabile e Scabroso” dalla CNVF by CEI qualcuno ha timore. Cosa si nasconderà di tanto turpe nei 96 minuti proposti? La Commissione Nazionale per la Valutazione dei Film della Conferenza Episcopale Italiana, cnvf.it, si definisce un organo tecnico-pastorale composto da 18 membri laici e religiosi che hanno il compito di operare una selezione dei film in uscita col fine di indirizzarne la visione ai fedeli. In sostanza, pre-giudicano il giudizio dei fans. Quello che fanno è fornire, testualmente, “valutazioni morali ai fini pastorali” vincolanti per la programmazione delle sale dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica. Cioè, se un film è poco morale o inadatto ai fini pastorali, s’evita che i deboli di critica lo vedano. Ebbene sì. Quanto alle sale laiche, nulla spiega bene come funzionino le cose. Comunque, i 18 svolgono un duro lavoro: per giudicare un film devono vederlo, ed immaginate che tortura se la tematica è LGBT! 18 della-poca-lisse, vi sono vicina.

Dopo aver visto il film, si esprime una valutazione, ufficiale e motivata, riassunta da due parole che lo classificano. Con la prima si esegue una valutazione globale del film, con la seconda se ne indica la facilità o difficoltà di lettura, o si specifica la motivazione della valutazione globale. Dalla valutazione globale un movie può risultare Raccomandabile, Consigliabile, Complesso, Futile o, nel peggiore dei casi, Sconsigliato-Non utilizzabile, vale a dire che si tratta di un film non proponibile per la mancanza di contenuti etico-culturali e per un modo narrativo immorale o licenzioso. Dal secondo vocabolo otteniamo un film Semplice, Superficiale, Velleitario, Poetico, Brillante, Problematico, Volgare, Violento, Realistico, Grossolano, Scabroso o Negativo. Negativo è quel film pervertitore della coscienza cristiana, Scabroso quello in cui le espressioni verbali e i comportamenti dei personaggi esigono riserve morali. Ecco, almeno “Weekend” non è Negativo. Però, e non è mica scontato, è non proponibile per la mancanza di contenuti etico-culturali e per un modo narrativo immorale o licenzioso e presenta espressioni verbali e comportamenti che esigono riserve morali. Tutto ciò perché ci sono la tematica della droga e quella ben più deprecabile dell’amore omosessuale. Eh. Nonostante questo, visto il successo galattico ottenuto dal film, il numero delle sale che lo hanno inserito in agenda è cresciuto (siamo figli delle stelle e pronipoti di Sua Maestà il Denaro…), ma non vi dico nulla circa nomi e luoghi dei nuovi cinema poiché voi lettori avete un’occasione d’oro da sfruttare che, geograficamente e non solo, vi conviene largamente: L’Aquila, Auditorium del Parco, Mercoledì 13 aprile, Ore 22, “Weekend”. Vi aspetto, e vi aspettiamo, ad ogni proiezione, non solo a questa, anche se a questa, dopo tutto il pappone che vi siete sorbiti leggendomi, non potete mancare. Questo è un festival che merita, in ogni suo momento, perché è particolarmente autentico. Ci vediamo dall’11 al 16 aprile. Per ora, buon weekend.

Arcigay “Massimo Consoli”  L’Aquila
La Segretaria – Patrizia Passi

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