Giornata della Donna 2016 – Il Vo(l)to della Conquista

7 Mar

bozza 2.1

Quest’anno, per la prima volta, lo farò anch’io, sentitamente: auguri, Donne italiane! E per la prima volta, quest’anno, non mi arrabbierò quando gli auguri si leveranno da ogni dove, con voci maschili e voci femminili. A fronte di una nulla simpatia per le mimose, non vi criticherò se ne regalerete e ne accetterò persino un mazzetto, volendo vedere in esse semplicemente un fiore. Purché mi si dica, e si dica a tutte, “buoni 70 anni dalla Prima volta!” Siamo nel 2016, ad esatti settanta anni dalla volta numero Uno nella quale alle Donne di questo Stato fu concesso di vedere con i propri occhi, finalmente, come fosse fatta un’urna elettorale.

Con tutte le capacità immaginative che si possano riconoscere ai maschi, nessuno di loro saprà mai dire che sapore abbia l’acquisizione del Diritto di esistere, giuridicamente, buttando dentro una scatola la propria sussistenza. Il sapore dolcissimo della giustezza, e della libertà, e della partecipazione. Imprescindibili ovvietà che la memoria di noi Donne sa di aver conquistato ad un prezzo troppo alto per potersene dimenticare e fingere, magari ringraziando, che possa bastare così. Non basta assolutamente. Non basta per niente. Il 1946 ha soltanto iniziato a sanare il debito. Oltretutto oggi, e lo dico all’avido patriarcato maschilista eterosessuale da sempre e per sempre terrorizzato dalla castrazione intellettiva e quindi giudice in anticipo in ogni argomento, siamo arrabbiate per molte altre ragioni, e la paura se l’è portata via l’Informazione.

Che un uomo si pronunci sulla liceità di una gravidanza, o ancora, sulla libertà che una Donna, del cui funzionamento biologico e psicologico pretende di sapere di più, intraprenda una gestazione per donare la maternità e la paternità ad altri, mi sembra nient’altro che un’offesa alla Libertà stessa e all’Autodeterminazione, che nessuno dovrebbe mai sentirsi attaccare.

Ed io, che esisto giuridicamente, pretendo di incanalare la mia possibilità di scelta nella direzione che ritengo più opportuna. E di oppormi, se davvero valgo giuridicamente, con le opzioni che la legge mi mette in mano, a chi mi parla di incostituzionalità della genitorialità, qualora questa sia omosessuale. Ebbene, le battaglie che sono state necessarie affinché le Donne esprimessero la loro preferenza tra la repubblica e la monarchia sono le stesse che combattiamo adesso, senza un minuto di sosta, perché la legge riconosca la maternità della mia compagna anche se nostra figlia l’ho avuta dentro io, perché la riconosca come la moglie, si spera fedele, di un’altra donna. Una donna che vota, ogni volta che è chiamata a farlo, perché di questa repubblica fa parte, e che spiegherà alle figlie o ai figli arcobaleno che avrà quanto sia preziosa la bellezza dell’avere voce in capitolo, e quanto lontano questa sappia portare.

Auguri a noi, alla Libertà e alla Partecipazione.

 

Arcigay Massimo Consoli L’Aquila

La Segretaria, che pretende non si usi il maschile, Patrizia Passi

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