Il caso “Registro delle unioni civili”. Il nostro punto di vista.

5 Giu

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In seguito all’articolo pubblicato in questa calda mattinata di giugno, della testata “AbruzzoWeb” (vedi il link: http://www.abruzzoweb.it/contenuti/unioni-civili-flop/571387-4/) , in cui la giornalista Elisa Marulli tira le somme sugli “insuccessi” del registro delle unioni civili in città, il Segretario di Arcigay L’Aquila, Leonardo Dongiovanni ha ritenuto opportuno rispondere alla redazione con le parole che vi riproponiamo:

In merito all’articolo denominato “Che flop le unioni civili” di Elisa Marulli, ci troviamo a dover far notare come, malgrado il numero degli iscritti ritenuto da voi “esiguo”, il cosiddetto “registro delle unioni civili” sia stato istituito principalmente come un simbolo di civiltà e di apertura, in attesa di una legge nazionale, che possa finalmente sopperire a tutte quelle mancanze che solo il legislatore potrebbe colmare.

Questo non ha nulla a che vedere con i grandi numeri che, solo chi non conosce le movenze della comunità gay di una città di provincia e chi ne ignora le sofferenze, avrebbe potuto aspettarsi. I diritti delle minoranze non sono una questione di numeri!

Non era scontato infatti al tempo, che in una città come L’Aquila si parlasse di omosessualità e ricordiamo che i candidati delle elezioni amministrative del 2012, che sottoscrissero con Arcigay l’impegno a realizzare il registro, furono “solamente” Appello per L’Aquila, il Pd e (con una certa diffidenza iniziale che spiega molto bene le recenti prese di posizione della senatrice Blundo) il Movimento 5 stelle.

È anche grazie a questa apertura se oggi le persone omosessuali di questa città si sentono più coinvolte nelle battaglie che le riguardano, meno sole nel fronteggiare l’omofobia: il registro delle unioni civili è stato di fatto, al di là di ogni speculazione, una presa di posizione netta da parte della città di L’Aquila a favore dell’estensione dei diritti, pertanto non potremmo condividere  per nessun motivo al mondo la logica disfattista che ha mosso il vostro articolo.

Saremmo degli sciocchi inoltre se non pensassimo che i risultati di oggi, siano anche figli delle “sperimentazioni” di ieri, senza le quali, non saremmo potuti entrare per il secondo anno consecutivo nelle scuole superiori per parlare di bullismo omofobico, riempire la Villa comunale per la “Giornata internazionale contro l’omofobia”, baciarci “in massa” di fronte alla Basilica di Collemaggio per chiedere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali.

C’è anche un aspetto storico che ci teniamo a sottolineare: L’Aquila è stata a tutti gli effetti il primo capoluogo di provincia in Abruzzo a istituire il registro delle unioni civili, in anni molto “sterili” per la comunità Lgbt italiana, poiché, essendo passati al vaglio di un “governo tecnico”, nazionalmente non c’era alcuna speranza di ottenere un riconoscimento giuridico da parte di quella maggioranza parlamentare lì.

E del resto fu proprio all’Aquila che, nel 2008, alla presenza del presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini, la presidente del circolo locale Carla Liberatore “scatenò” i sentimenti più disparati dei cittadini e del prelato, per aver organizzato proprio qui i primi matrimoni simbolici in tutta Italia.

I tempi fortunatamente sono cambiati e la storia ci ha dato ragione, visto che il ddl sulle unioni civili presentato dalla senatrice Cirinnà sta compiendo il suo iter in Senato e siamo certi, questa volta non falliremo.

Per queste considerazioni reputiamo quindi inappropriato (per quanto legittimo), l’aver attaccato giornalisticamente il frutto di una battaglia per noi vitale e identitaria, che rappresenta esattamente ciò che deve rappresentare.

Reputiamo inoltre fazioso, l’averlo fatto senza chiedere il punto di vista di chi in questa città rappresenta il movimento Lgbt nazionale, che avrebbe potuto certamente dirimere molti vostri dubbi.

Arcigay M. Consoli L’Aquila –  Il Segretario Leonardo Dongiovanni

La redazione non ha ritenuto sufficiente limitarsi a pubblicare la nostra risposta ed ha aggiunto una “cerniera” che ci permettiamo di non condividere nei contenuti:

AbruzzoWeb ospita volentieri, come d’altronde più volte fatto in passato, l’intervento del segretario Dongiovanni. Va però rilevato come quest’ultimo compia un errore di interpretazione additando l’articolo di aver “attaccato giornalisticamente” il registro delle unioni civili.

Questo giornale, fedele alle regole della professione giornalistica, non si è limitato a pubblicare i trionfalistici comunicati stampa che annunciavano la nascita, ma ha seguito l’evolversi della situazione, e lo ha fatto non in base alle “movenze della comunità gay di una città di provincia” ma in base alle cifre.

E se è vero che “I diritti delle minoranze non sono una questione di numeri” è altrettanto vero che i numeri non sono dalla parte del nuovo strumento e, cosa ancor più singolare, ad averlo utilizzato, almeno secondo l’amministrazione comunale, sono state solo coppie eterosessuali.

Quest’ultimo aspetto merita un approfondimento. Il registro delle unioni civili non nasce a esclusivo uso e consumo delle coppie omosessuali ma è uno strumento di tutti, capace di coprire una gamma inimmaginabile di situazioni e disparità.

Ghettizzarlo come esclusiva del movimento Lgbt, impossibile da valutare con cognizione di causa per chi non ne fa parte, è una auto-discriminazione che non fa bene né al movimento Lgbt né tantomeno, a chi non vi appartiene.

Per amore dell’onestà intellettuale e della missione della nostra associazione, abbiamo reso pubblica una seconda replica: 

Se si critica il registro delle unioni civili con i numeri e si usano degli omini in tinta “rainbow” nell’immagine di un articolo, è chiaro che Arcigay non possa esimersi dal rispondere per le persone LGBT del proprio territorio di riferimento.

AbruzzoWeb di contro eviti di spostare l’attenzione: il jolly dell’autoghettizzazione di cui di tanto in tanto amano tacciarci i nostri detrattori, è infimo e non ha nulla a che vedere con le coppie eterosessuali che hanno usufruito dello strumento, non solo perché l’articolo iniziale conteneva un immagine con esplicito riferimento ai colori della nostra bandiera, ma anche perché al momento dell’approvazione, quel registro fece molta più notizia per le possibilità che dava ad una coppia omosessuale di ricevere un riconoscimento, piuttosto che per l’ulteriore possibilità di “convivenza registrata” offerta alle coppie eterosessuali. Affermare il contrario sarebbe semplicemente scorretto.

Rispettiamo profondamente il mestiere del giornalista, ma riteniamo che le informazioni vadano riportate in buona fede, senza strumentalizzazioni volute o no, visto che in Parlamento si sta combattendo una battaglia molto importante, e noi non abbiamo nessuna voglia di perderla.

Di contro, sarebbe stato bello se AbruzzoWeb avesse voluto dedicarci un’intervista sulla “stagione dei Pride”, anziché attaccarci sui numeri che il registro delle unioni civili (che ricordiamo, non ha nessun costo per la P.A.) ha convogliato ad oggi.

Arcigay M. Consoli L’Aquila – Il Segretario Leonardo Dongiovanni

Riteniamo opportuno rafforzare quanto già scritto: a quando un articolo che promuova la realtà LGBT aquilana, le attività e le grandi iniziative del circolo, o che denunci il fatto che ad oggi, 5 giugno, Arcigay L’Aquila, unica associazione LGBT nella provincia, si trovi senza una sede propria?


Dopo le “Sentinelle in piedi” ed il tentativo di sabotaggio della senatrice Enza Blundo al DDL Cirinnà, abbiamo il sentore che, con l’avvicinarsi della discussione parlamentare per le unioni civili e con la stagione dei Pride alle porte, ci aspetti un’ estate davvero calda.    

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