A RUOTA LIBERA – PENSIERO ALLA GIORNATA DELLA DONNA

8 Mar
Angelo-Batti__GITANA_gContinua imperterrito ad ossessionarmi il medesimo quesito. Ogni anno, lo stesso giorno. Esiste davvero una festa che celebra le virtù delle esponenti del genere femminile della specie dei Sapiens? Possibile che si reputi necessario sottolineare et/aut ricordare che si deve portare rispetto alle proprie madri? Possono esistere ventiquattro ore interamente dedicate ad un business di pallini gialli dall’inconfondibile rapido fetore che Cultura accetta si sostituisca a delle scuse, ad un abbraccio, ad un “grazie”, che per molti equivale a un’indulgenza? Evidentemente sì, se si considera con quanta acritica ignoranza si regalino pallini gialli, e che Al Bano era già nonno quando alle donne italiane è stato cortesemente concesso il diritto di votare (deliberata ironia). E parliamo di quelle donne che, mentre aspettavano il ritorno di figli, fratelli, fidanzati e nipoti impegnati a sopravvivere col sole al Fronte, augurandosi che riportassero a casa ognuno degli arti, annullavano coi fatti le preoccupazioni degli uomini al potere (volutamente in minuscolo), terrorizzati dal crollo di un Paese momentaneamente senza maschi, obbligati poi a ricredersi. Intuitivo, se si pensa all’irrisorio spazio di tempo trascorso, che stupisca ancora che le femmine non producano meno dei maschi, che lo facciano con più arguzia e finezza, nel frattempo allattando un bambino ogni tre ore, patendo le agonie del ciclo mestruale senza soccomberne, sopravvivendo con invariata magnificenza intellettuale da multitasking a duecentoquaranta minuti di sonno per notte. Nessuna rivoluzione ha avuto mai l’ardire di non sconvolgere, ma tutto quello che ha riguardato e riguarda le donne non può continuare a sorprendere, con partecipazione sentita il solo 8 di marzo. Se ipocrisia ed ignoranza lodano la femminilità secondo copione di stereotipo, in una precisa data, credendo sentitamente nella parità, propongo di istituire la festa dell’Uomo: si compri un piccolo cactus ad ogni maschio, nella data che stabiliremo con un referendum solo noi donne, per festeggiare il pettorale più regale, la barba più precoce e l’esclusivo senso letterale delle affermazioni. Solo allora l’equalità umane saranno davvero rispettate tutte (anche questo è voluto). È la cultura che cambia la cultura, e quello che è stato fatto rischia di non essere abbastanza. Si leggano di più Marguerite Radclyffe Hall ed Antonia Susan Byatt, si vada a teatro con Roberta Carreri. Sono le donne che muovono il sole e le altre stelle. A proposito, un saluto a Samantha, alla quale auguro, con Carmen Consoli, di ascoltare splendide melodie cosmiche, e che ci guarda da lassù meglio di Dio.

Arcigay Massimo Consoli L’Aquila

Patrizia Passi

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