I TRE “NO” DELLA VERGOGNA

7 Feb

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Ieri in Commissione Consiliare a L’Aquila, per la gioia di molti omosessuali e non, è stata finalmente approvata dopo un apparentemente sereno iter legislativo, la delibera per il registro per le coppie di fatto, presentata dal Consigliere Ettore Di Cesare di Appello per L’Aquila  nel mese di Settembre. Su tredici Consiglieri presenti al momento del voto, dieci si sono espressi a favore e come già riportato, a tentare di opporre resistenza, ci sono stati due voti contro ed un astenuto.

Arcigay Massimo Consoli L’Aquila, era presente nella persona del Segretario Leonardo Dongiovanni al dibattito nella sala riunioni del Comune a Villa Gioia e pur non nascondendo l’emozione per una tale conquista (qualora il 14 Febbraio il Consiglio dovesse continuare su questa linea, L’Aquila sarebbe uno dei primi Comuni d’Italia a munirsi di un registro per le unioni civili, aspettando una legge nazionale),  appare difficile mascherare la titubanza di fronte a quelle che sono state le argomentazioni contro un tale provvedimento da parte dei Consiglieri Ferella (Tutti per L’Aquila) e Tinari (L’Aquila città aperta).

Inaspettatamente il primo (un giovane all’apparenza brillante) ha iniziato la sua arringa cercando di dare una parvenza “super partes”, richiamandosi alla libertà di coscienza ed al rispetto per ognuno, per poi intraprendere una rovinosa scivolata ideologica su istituti che sono costati sangue e dignità a tanti cittadini italiani (e non solo). A detta del Consigliere un riconoscimento delle coppie di fatto rappresenterebbe un mero orpello: -Chi vuole evitare il matrimonio con i fiori e l’abito bianco, può semplicemente sposarsi in Municipio, perché complicarsi la vita con un ulteriore istituto?-. E ancora: -Non sono contro gli omosessuali, ma penso al futuro e guardando (per esempio) ad un istituto come il divorzio, mi viene in mente il grande sentimento di deresponsabilizzazione che si è diffuso dopo la sua approvazione-.  -Per i soli omosessuali l’iniziativa potrebbe essere anche ben accetta onde evitare discriminazioni, se non fosse che si rischierebbe di ritrovarsi in preda a delle discriminazioni “al contrario” inerentemente all’assegnazione dei progetti C.A.S.A. ed affini-.

In buona sostanza, al giovane Consigliere conservatore, deve essere sfuggito qualche punto: pur ammettendo l’istituto del matrimonio civile come “alternativa” a quello che nella sua mente deve apparire come il “matrimonio per eccellenza” (in Chiesa), quelle coppie formate da persone che desiderano convivere accedendo per vari motivi, solo ad una parte dei diritti di una coppia sposata, perché dovrebbero ritrovarsi coniugate, con tutte le trafile che precedono e che seguono in caso di scioglimento? Perché una coppia di anziani vedovi che si dà mutua assistenza, fermo restando che nessuno dei due intende modificare la sua situazione successoria, dovrebbe sposarsi? E comunque, non essendo ammesso alle coppie omosessuali in Italia di accedere all’istituto del matrimonio civile, quale sarebbe secondo il signor Ferella, l’alternativa, nei limiti delle competenze comunali ad una tale lacuna legislativa?

Molto triste poi l’ovattato attacco (benché solo esemplificativo) al divorzio (diritto che l’Italia ha riconosciuto solo nel 1970, decenni dopo altri Paesi civili per intenderci): troppe donne sono rimaste legate a vita ai prodotti di una società maschilista senza avere scelta o via di fuga; donne picchiate, tradite, dimenticate dai propri uomini, usate come “contenitori” per garantire una stirpe da mostrare alla società dei benpensanti; gli stessi (quasi sempre maschi) che comunque avevano salva la pelle e l’onore, perché bastava avere buoni contatti con il Vescovo di turno o chi sopra di lui, per far annullare dalla Sacra Rota l’eventuale donna “improba”. Questi sono fatti storici ed il Consigliere Ferella dovrebbe esserne al corrente prima di traghettare su logore sponde ricolme di luoghi comuni e di moralismo. Resta l’amaro in bocca al pensiero che durante le scorse amministrative persone portatrici queste idee siano state promosse come uno spiraglio di rinnovamento all’interno del Comune di L’Aquila. Insomma, bocciato in diritti civili.

 

Benché meno velato, altamente offensivo e scollato dalla realtà dei fatti è apparso poi l’intervento del Consiglier Tinari, che oltre a ribadire la sua contrarietà assoluta all’idea del registro (salvo poi non essere presente in sala al momento della votazione), ha tenuto a precisare non senza ardore, che la totalità delle coppie di anziani non sposati, sarebbe stata obbligata a convivere dopo il sisma del 6 aprile 2009 per paura di ritrovarsi senza un tetto sopra la testa, a seguito dell’ “invasione” di romeni, francesi ed inglesi trasferitisi a L’Aquila. Oibò, parole pronunciate davanti ad una pubblica assemblea che si commentano da sole, specie se si pensa che il Comune è la casa di tutti i cittadini aquilani, di qualunque provenienza essi siano, sempre e comunque nel rispetto delle regole e della civiltà. Bocciato anche lui.

 

Il terzo “no” in commissione è arrivato senza sorpresa dal Consigliere-esponente dell’ MPA Vito Colonna (altro partito che nelle scorse amministrative confluì nella coalizione “L’Aquila città aperta” del candidato Sindaco De Matteis), ma almeno quest’ultimo in modo discreto (se la discrezione può essere considerata un deterrente) si è limitato a non approvare, senza inerpicarsi su tortuosi colli intrisi di frasi fatte e di fantasticherie degne di una soap opera.

 

Attendiamo speranzosi il prossimo Consiglio Comunale per poter mettere la parola “fine” a questo sciacallaggio perpetrato da troppo tempo ai danni di onesti cittadini che hanno gli stessi doveri degli altri, ma che a causa del loro orientamento sessuale non possono dire lo stesso dei loro diritti.

 

                 

      Leonardo Dongiovanni – Arcigay Massimo Consoli L’Aquila

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